Riportiamo di seguito l’articolo di Giorgio Mantovano (vedi corriere salentino del 24 dicembre 2024), in cui il Mantovano delinea perfettamente e in brevi tratti le alterne vicende del Molo Adriano e del suo ruolo per la città di Lecce, lo fa attraverso alcuni passi  tratti da un  discorso dell’esimio Professore  Cosimo De Giorgi  (Lizzanello (Le), 9 febbraio 1842 – Lecce, 2 dicembre 1922). Per chi volesse  Qui un interessante docufilm su Cosimo de Giorgi : “Adversis Obfirmor ”

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In quel tempo nella marina di San Cataldo, stando al De Giorgi, vi era “un piccolo albergo, unico luogo di rifugio contro la pioggia, o il vento, o i raggi estivi del sole; una cappella chiusa e abbandonata che ha dato il nome alla rada; un faro a luce fissa e una casa per le guardie di finanza; un Ospizio Marino senza ospiti: ecco l’abitato”.

E vi era anche un molo “già mezzo fracassato ed abbattuto dalle onde marine: ecco il porto o meglio la rada di S. Cataldo! ”

Era quello il porto dell’antica Lupiae, oggi Lecce.

Il De Giorgi annotò: “Quando io lo vidi e l’esaminai nel1900 prima che i moderni ostrogoti avessero compiuto su di esso l’ultimo e il più feroce del vandalismi era lungo ben 64 metri e largo 17 fra le due pareti esterne, formate di massi giganteschi di pietra squadrata. Questi racchiudevano nel mezzo una massa durissima di quell’opus incertum o coementitium di Vitruvio che i moderni appellano calcestruzzo; si elevava per circa tre metri sul mare, ed aveva le sue belle colonnine in marmo ed in granito. Questo molo fu costruito dall’ imperatore Adriano, quello stesso che aveva inalzato in Lecce l’Anfiteatro romano. Io lo dico sull’autorita’ indiscussa di Pausania”.

Aggiunse che nel secolo XV la contessa di Lecce, Maria d’Enghien, lo fece restaurare affinché potesse consentire lo scambio dei prodotti agrari e industriali della Contea con quelli della Repubblica veneta e delle terre di là dell’Adriatico.

“Oh, allora”, sottolineò l’insigne studioso, “dovettero essere ben diverse le condizioni di questa contrada di continuo percorsa da mercanti veneziani, fiorentini, bergamaschi, milanesi, genovesi e illirici che avevano posto in Lecce stabile dimora ed erano anche ascesi agli onori del patriziato e della magistratura cittadina”.

In quel saggio il De Giorgi pose una domanda di assoluta attualità: “ora è tempo di dimandare a noi stessi. Che cosa dobbiamo fare per ridare a tutta questa contrada l’aspetto che aveva dieci secoli addietro? “.

Non a caso, Giuseppe Pellegrino (1856- 1931), che fu anche Sindaco di Lecce, aveva scritto “L’avvenire di Lecce è verso il mare”.

La citazione è tratta dal prezioso saggio di Carmelo Pasimeni, “Il Governo del Municipio: politica fiscale, crescita urbana, controllo sociale (1860 – 1919)”, in AA.VV., Storia di Lecce. Dall’Unità al secondo dopoguerra, a cura di Marcella Rizzo, Editori Laterza, 1992. >

leggi anche qui (interessante articolo della dottoressa Maria Gabriella de Judicibus pubblicato sul suo sito web “Il Drago”)